Scelte abitative, ecco come cambieranno le nostre case con l’effetto covid.

Ottobre 8, 2020
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L’emergenza Covid, e quindi la sua conseguenza più estrema, il lockdown, oltre a provocare una crisi economica ha messo i governi, i cittadini e gli architetti di fronte alla realtà che i tassi di crescita e densità urbana delle nostre città non sono più sostenibili. Per scoprire quali saranno i nuovi trend abitativi delle case post covid, idealista/news ha intervistato Francesco Roesler, Senior Landscape Architect & Masterplanner dello studio internazionale Dar Al-Handasah.

A cambiare è stato il concetto stesso di casa che, per certi versi, ha virato verso una configurazione quasi ibrida e certamente multifunzionale. “La casa durante il lockdown è stata adattata a ufficio, palestra, ristorante e persino barbiere in alcuni casi”, spiega Francesco Roesler, che sottolinea anche come la differenza vera, durante i momenti più duri del confinamento forzato, l’abbiano fatta i mq a disposizione: “ovviamente sono stati privilegiati coloro che disponevano di ampi ambienti da riadattare a seconda delle necessità”.

Il lockdown è stata una condizione comune, anche se in momenti diversi, a moltissime nazioni del mondo. Una linea di demarcazione netta che ha stabilito un prima e un dopo nel modo di vivere la casa. “Questo ha spinto molti studi di architettura a ripensare arredi e design delle abitazioni per venire incontro a quelle che potrebbero essere le esigenze e tendenze del futuro”, sottolinea l’architetto dello studio internazionale Dar Al-Handasah.

Per Roesler, la pandemia ha messo tutti di fronte ad alcune fondamentali criticità del futuro modo di scegliere e abitare la casa. E le componenti che secondo lui giocheranno un ruolo centrale nel plasmare la casa del post covid sono: gli spazi comuni, la flessibilità e tecnologia, la metratura, il contesto, gli spazi esterni, l’arredo e i materiali. La sfida è capire come cambieranno e come cambierà il loro peso nelle nostre scelte future in tema di abitazione.

Spazi comuni

“Si tratta, in genere, di una tema centrale e di una prerogativa delle case in affitto condivise da più inquilini – specifica Francesco Roesler – ma sono anche diventati una tendenza nel Social Housing, modello molto popolare nel nord Europa, in cui un blocco di appartamenti condivide spazi comuni come locali lavanderia, sale cinema, spazi ludici o per lo studio e in alcuni casi piscina e palestra e spesso aree verdi e per il gioco all’aperto”.

E proprio le caratteristiche degli edifici dedicati al social housing sviluppano quello che potrebbe essere il nuovo paradigma dei condomini: “Il lavoro a distanza e la possibilità di spendere più tempo tra le mura domestiche porterà a diffondere ulteriormente questo modello, concepito come un’isola abitativa autosufficiente ed economicamente sostenibile”.

Flessibilità e tecnologia

Come già accennato, è facile immaginare che si vada incontro a una ibridazione degli ambienti abitativi. E proprio su questo aspetto si concentra l’architetto dello studio internazionale Dar Al-Handasah: “Lavoro e stile di vita più flessibile vuol dire ambienti più flessibili, assisteremo una sorta di ibridazione tra casa, ufficio, palestra dove gli spazi diventeranno sempre più polifunzionali e disegnati per accogliere una pluralità di attività”.

E come si traduce, in termini pratici per la casa, questa nuova tendenza nello stile di vita? “Pareti scorrevoli per dividere temporaneamente gli ambienti e creare privacy, mobili che fungono da separatori o a scomparsa ma anche micro-soluzioni come prese elettriche o USB integrate negli arredi e sempre più tecnologia portatile (a partire dagli smartphone) nella gestione degli elettrodomestici, illuminazione e sicurezza”.

Metratura

In quanto ai mq a disposizione, in molti durante il lockdown (e non solo) hanno riscoperto l’importanza degli spazi a disposizione. Tuttavia, per Roesler, la ricerca di superfici più grandi potrebbe essere un trend ‘passeggero’: “La ricerca di metrature più ampie sarà sicuramente una reazione, almeno nel breve termine, all’effetto lockdown, ma è difficile credere che questa diventi una tendenza futura. Case più grandi vogliono dire più tasse, più manutenzione e bollette più care”.

Non sarà il concetto di metratura in assoluto a fare la differenza, quanto la sua funzionalità: “Credo si andrà invece verso una più attenta valutazione della metratura dei singoli ambienti a seconda delle esigenze presenti e future – precisa l’architetto – ciò significa che ci sarà una pluralità di richieste a seconda di chi da più importanza ad avere un unico grande open space da dividere in maniera più flessibile o chi preferirà più ambienti separati in maniera netta”.   

Contesto

Ad assumere sempre maggiore importanza, invece, nella scelta di una casa sarà quello che c’è attorno alla casa stessa. Specialmente in relazione al ricorso sempre più massiccio allo smart working. “Cambierà molto il peso che il contesto geografico avrà sulla scelta della casa. Chi avrà la possibilità di svolgere il lavoro da casa, per esempio, non darà più priorità alla vicinanza all’ufficio o alla metro, ma a un parco o un centro sportivo”.

Una vera e propria rivoluzione, quella messa in risalto da Francesco Roesler, che è anche una riappropriazione del tempo libero: “La qualità dell’aria e l’illuminazione naturale, la prossimità a contesti naturalistici o a piste ciclabili extraurbane diventeranno sempre più attrattori per giovani professionisti che non necessitano più di vivere nei centri città congestionati”.

Spazi esterni

Il periodo di lockdown, oltre alla necessità di spazi a disposizione in casa, ha messo in evidenza soprattutto l’importanza di concedersi momenti all’aria aperta: “Che sia un balcone, un giardino o un terrazzo lo sfogo esterno è diventato per molti un must nella ricerca della casa. Si è presa consapevolezza del valore dell’outdoor come estensione dell’abitazione ed è aumentata al contempo la sensibilità per l’arredo esterno ma soprattutto per le piante”.

Tuttavia, lo stesso architetto dello studio Dar Al-Handasah evidenzia come “le case con giardino o gli attici sono spesso però associate a fasce di mercato medio alte e l’aumento della domanda contribuirà a incrementare il costo di queste tipologie edilizie spingendo i compratori con minori disponibilità a orientarsi sia verso condominii con ampi spazi comuni all’aperto, attrezzati e di qualità, o a rivolgere la propria attenzione fuori dalle città, in contesti più rurali e a prezzi più contenuti”.

Per questo chi vende dovrà fare particolare attenzione ad aspetti che in precedenza venivano considerati quasi marginali: “La scelta tra le due dipenderà da quanto ci si riesca ad affrancare dalla vita urbana. È auspicabile di conseguenza investire nella qualità dello spazio aperto perché gli acquirenti diventeranno sempre più esigenti, investendo su soluzioni a bassa manutenzione e legate al contesto, scegliendo i giusti materiali e le giuste piante”.

Materiali

Ma l’eredità della pandemia che stiamo vivendo, lascerà i suoi strascichi anche per ciò che riguarda la scelta dei materiali da utilizzare in casa anche in futuro, i quali, secondo Roesler, dovranno essere “sempre più improntata alla facile manutenzione, durabilità ma anche facilmente igienizzabili”.

Facile immaginare quindi che alcuni trend o classici del passato e del presente vengano accantonati: “Vedremo meno materiali porosi, che possano assorbire acqua e generare muffe, meno superfici assorbenti, come moquette o tessuti ma più metalli, legno trattato, ceramiche o composti come il gres. La tecnologia farà poi la sua parte nel creare nuovi materiali altamente performanti a prezzi accessibili”, conclude Francesco Roesler.